L’analisi del D.L. 23/2020 operata in questo articolo è frutto della collaborazione con uno stimato professionista in materie economiche che – pur volendo egli rimanere nell’anonimato – ringrazio pubblicamente.

Questo periodo di emergenza sanitaria dovuta al diffondersi del Coronavirus ha visto il susseguirsi di una serie di Decreti-Legge, emanati dal Governo per cercare di far fronte alle molteplici problematiche insorte e che verranno in essere nel prossimo futuro.

In questo articolo cercherò di riassumere ed al contempo spiegare nel modo più chiaro possibile le principali novità introdotte con il D.L. 8 aprile 2020 n. 23 “Misure urgenti in materia di accesso al credito e di adempimenti fiscali per le imprese, di poteri speciali nei settori strategici, nonché interventi in materia di salute e lavoro, di proroga di termini amministrativi e processuali”.

Sommario

Misure di accesso al credito per le imprese

Misure temporanee per il sostegno alla liquidità delle imprese (art. 1)

Con riguardo a quanto si legge in questo paragrafo è doverosa una premessa. Infatti, l’effettività delle misure esposte è subordinata all’approvazione della Commissione Europea.

All’art. 1 del Decreto in commento è previsto che la SACE S.p.a., società che fa capo alla Cassa depositi e prestiti, conceda fino al 31 dicembre 2020 garanzie in favore di banche e altre istituzioni finanziarie, per qualsiasi forma di finanziamento richiesto da imprese con sede in Italia.

L’importo messo a disposizione per le suddette garanzie è di 200 miliardi di euro, di cui almeno 30 miliardi devono essere destinati al supporto delle piccole e medie imprese, inclusi i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti titolari di partita IVAche abbiano pienamente utilizzato la loro capacità di accesso al Fondo di Garanzia PMI.

Quali sono le condizioni per ottenere la garanzia statale? È automatico ottenere il finanziamento?

Laconcessione dei prestitisui quali è posta la garanzia pubblica non è automatica, ma assoggettata a valutazione preventiva dell’istituto di credito, che può concedere o meno il finanziamento, indipendentemente dalla presenza della garanzia.

Le garanzie predette sono concesse alle seguenti condizioni:

  1. La garanzia è rilasciata entro il 31 dicembre 2020 per finanziamenti di durata non superiore ad anni 6, con la possibilità per le imprese di avvalersi di un preammortamento di durata fino a 24 mesi;
  2. Al 31 dicembre 2019 l’impresa beneficiaria non si doveva trovare nella categoria delle imprese in difficoltà e al 29 febbraio 2020 non doveva risultare essere presente fra le esposizioni deteriorate presso il sistema bancario;
  3. L’importo del prestito assistito da garanzia non è superiore al maggiore fra i seguenti elementi:
    1. Il 25% del fatturato 2019;
    2. Il doppio dei costi del personale dell’impresa nel 2019 (se l’impresa ha iniziato l’attività post 31/12/2018 si fa riferimento al costo del personale atteso per i suoi primi 2 anni d’attività);

In relazione a detti valori, si fa riferimento al valore del fatturato in Italia e dei costi del personale sostenuti in Italia dal gruppo a cui l’impresa appartiene;

  • La garanzia copre il:
    • 90% dell’importo del finanziamento per le imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e valore del fatturato fino a 1,5 miliardi di euro;
    • 80% dell’importo del finanziamento per le imprese con più di 5.000 dipendenti in Italia o valore del fatturato fra 1,5 e 5 miliari di euro;
    • 70% dell’importo del finanziamento per le imprese con valore del fatturato superiore a 5 miliari di euro;
  • Le commissioni annuali dovute dalle imprese per il rilascio della garanzia sono le seguenti:
    • Per i finanziamenti di PMI sono corrisposti, in rapporto all’importo garantito, 25 punti base durante il primo anno, 50 punti base durante il II e il III anno, 100 punti base durante il IV, V e VI anno;
    • Per i finanziamenti alle imprese non PMI, sono corrisposti in rapporto all’importo garantito, 50 punti base durante il primo anno, 100 punti base durante il II e il III anno, 200 punti base durante il IV, V e VI anno;
  • L’impresa che beneficia della garanzia assume l’impegno che essa, nonché ogni altra impresa con sede in Italia che faccia parte del medesimo gruppo, non approvi la distribuzione di dividendi o il riacquisto di azioni nel corso del 2020;
  • L’impresa che beneficia della garanzia assume l’impegno a gestire i livelli occupazionali attraverso accordi sindacali;
  • Il finanziatore deve dimostrare che, ad esito del rilascio del finanziamento coperto da garanzia, l’ammontare complessivo delle esposizioni nei confronti del soggetto finanziato risulta superiore all’ammontare delle esposizioni detenute alla data di entrata in vigore del decreto, corretto per le riduzioni delle esposizioni intervenute fra le due date in conseguenza del regolamento contrattuale stabilito fra le parti prima dell’entrata in vigore del decreto;
  • Il finanziamento coperto da garanzia deve essere destinato a sostenere costi del personale, investimenti o capitale circolante impiegati in stabilimenti produttivi e attività imprenditoriali che siano localizzati in Italia, come documentato e attestato dal legale rappresentante della beneficiaria.

Cosa si intende per “imprese in difficoltà”? 

Nel caso di PMI con soci a responsabilità limitata (diverse dalle PMI costituitesi da meno di tre anni) qualora abbia perso più della metà del capitale sociale sottoscritto a causa di perdite cumulate; 

Nel caso di non PMI qualora, negli ultimi due anni il rapporto debito/patrimonio netto contabile dell’impresa sia stato superiore a 7,5 e il quoziente di copertura degli interessi dell’impresa (EBITDA/interessi) sia stato inferiore a 1,0.

Qual è la procedura per il rilascio delle garanzie ad imprese con meno di 5.000 dipendenti?

Per il rilascio delle garanzie in favore di imprese con meno di 5.000 dipendenti in Italia e valore del fatturato fino a 1,5 miliardi di euro, si applica la seguente procedura:

  1. L’impresa interessata presenta ad un finanziatore la domanda di finanziamento garantito;
  2. In caso di esito positivo, il finanziatore trasmette la richiesta di garanzia a SACE Spa e quest’ultima processa la richiesta, verificando l’esito positivo del processo deliberativo del finanziatore ed emettendo un codice univoco identificativo del finanziamento e della garanzia;
  3. Il finanziatore procede al rilascio del finanziamento assistito dalla garanzia concessa da SACE Spa.

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Modifiche al Fondo centrale di garanzia PMI

L’art. 13 del D.L. 23/2020, abrogativo del precedente art. 49 del decreto Cura Italia, reca una serie di modifiche temporanee alla disciplina del Fondo centrale di garanzia per le PMI destinate a durare fino al 31 dicembre 2020, volte a potenziarne, snellirne e ampliarne l’operatività.

In breve:

  • viene stabilito che la garanzia sia concessa dal Fondo a titolo gratuito e non sia dovuta la commissione per il mancato perfezionamento delle operazioni;
  • l’importo massimo che può essere garantito per singola impresa viene elevato a 5 milioni di euro (in precedenza si trattava di 2,5 milioni);
  • possono essere beneficiarie dei finanziamenti le imprese con un numero di dipendenti non superiore a 499, laddove in via ordinaria possono accedervi soltanto le imprese con un numero di dipendenti non superiore a 249.

Rimangono in ogni caso escluse le imprese che presentano esposizioni classificate come “sofferenze” ai sensi della disciplina bancaria. 

Tuttavia, la garanzia può essere oggi concessa anche in favore:

  • di beneficiari finali che presentano, alla data della richiesta della garanzia, esposizioni nei confronti del soggetto finanziatore classificate come “inadempienze probabili” o “scadute o sconfinanti deteriorate” ai sensi della disciplina bancaria, purché tale classificazione sia precedente alla data del 31 gennaio 2020;
  • di beneficiari finali che, in data successiva al 31 dicembre 2019, sono stati ammessi alle procedure di cui agli artt. 67 (il piano attestato), 182-bis (l’accordo di ristrutturazione) e 186-bis (il concordato con continuità) della legge fallimentare., purché alla data dell’8 aprile 2020 le loro esposizioni rispettino alcune condizioni ulteriori.

Previa autorizzazione della Commissione europea, vengono incrementate le percentuali di riassicurazione con riguardo ai finanziamenti aventi determinate caratteristiche. 

Per un approfondimento in merito si rinvia al testo normativo, cliccando qui.

E per i finanziamenti di importo inferiore ai 25.000 euro?

Limitatamente alle richieste di garanzia per finanziamenti di importo non superiore a 25.000 euro (fermo restando il rispetto del tetto massimo del 25% dei ricavi o compensi del soggetto beneficiario), viene previsto che la copertura della garanzia possa arrivare al 100% dell’importo finanziato (previa autorizzazione della Commissione europea), purché:

  • il finanziamento preveda l’inizio del rimborso del capitale non prima di 24 mesi dall’erogazione e abbia una durata fino a 72 mesi;
  • il soggetto finanziatore che richiede la garanzia applichi un tasso di interesse (o, nel caso di riassicurazione, un premio complessivo di garanzia) “che tiene conto della sola copertura dei costi di istruttoria e di gestione dell’operazione finanziaria e, comunque, non superiore al tasso di Rendistato con durata residua da 4 anni e 7 mesi a 6 anni e 6 mesi, maggiorato della differenza tra il CDS banche a 5 anni e il CDS ITA a 5 anni, come definiti dall’accordo quadro per l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica di cui all’articolo 1, commi da 166 a 178 della legge 11 dicembre 2016, n. 232, maggiorato dello 0,20 per cento” (circ. ABI n. 686/2020).

Per questi finanziamenti fino a massimo 25.000 euro, viene previsto anche un iter procedurale accelerato, nel senso che il rilascio della garanzia è automatico, senza alcuna valutazione da parte del Fondo, e il soggetto finanziatore può erogare il finanziamento con la sola verifica formale del possesso dei requisiti, senza attendere l’esito dell’istruttoria del gestore del Fondo.

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Misure per garantire la continuità delle imprese previste dal D.L. 23/2020       

Differimento dell’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa (art. 5)

Il D.L. 23/2020, prendendo atto che l’imminente entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza non potrebbe essere effettiva, ha differito l’efficacia della predetta riforma al 1° settembre 2021.

È bene osservare che il rinvio non riguarda le norme, già in vigore dal 16 marzo 2019, in tema di assetti organizzativi, amministrativi e contabili delle società, per le quali amministratori (ed organi di controllo) devono in ogni caso applicare e rispettare nel tempo.

L’aspetto da ritenersi più rilevante del differimento dell’entrata in vigore riguarda l’attivazione delle procedure di allerta , ovvero dell’innovativo meccanismo volto al tentativo di salvataggio del maggior numero di imprese e della loro continuità aziendale, introducendo una fase di allerta destinata a permettere interventi che impediscano il fallimento (o, meglio, la liquidazione giudiziale).

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Disposizioni temporanee in materia di riduzione del capitale (art. 6)

L’articolo 6 del D.L. 23/2020 prevede la disapplicazione fino al 31 dicembre 2020 delle disposizioni civilistiche in materia di riduzione del capitale sociale per perdite (articoli 2446, commi 2 e 3, e 2447, 2482-bis, commi 4, 5 e 6, e 2482-ter cod. civ.) per le società di capitali.

Quali sono le conseguenze di questa previsione legislativa?

La naturale conseguenza è la mancata operatività della causa di scioglimento della società per riduzione del capitale sociale per perdite prevista negli articoli 2484, n. 4, e 2545- duodecies cod. civ. 

Si tratta di tutte quelle ipotesi in cui il capitale sociale è eroso dalle perdite (per oltre un terzo o addirittura al di sotto del limite legale) al ricorrere delle quali l’organo amministrativo deve procedere senza indugio alla convocazione dell’assemblea per ripianare le perdite stesse ripristinando il capitale sociale minimo, ovvero per deliberare lo scioglimento della stessa.

Dal punto di vista pratico, non è chiaro – allo stato – l’ambito temporale di applicazione, poiché si fa riferimento al periodo intercorrente tra la data di entrata in vigore del D.L. 23/2020 e il 31 dicembre 2020, anche se in realtà l’impatto dell’emergenza Covid-19 potrà gravare in maniera significativa sul bilancio chiuso al 31 dicembre 2020, la cui approvazione avverrà tuttavia nel corso dei primi mesi del 2021.

La circostanza, qualora segnalata anche al legislatore, potrebbe portare ad una modifica del testo in sede di passaggio parlamentare del decreto-legge. 

Non da ultimo, quale ulteriore conseguenza della citata norma, l’art. 8 del D.L. 23/2020 congela l’applicazione delle disposizioni in materia di postergazione della restituzione dei finanziamenti soci di cui agli articoli 2467 e 2497-quinquies cod. civ. (quest’ultimo articolo nell’ambito della direzione e coordinamento), sempre con riferimento al medesimo arco temporale.

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Disposizioni temporanee sui principi di redazione del bilancio (art. 7)

In materia di bilancio d’esercizio, fermo restando quanto già previsto dall’articolo 106 D.L. 18/2020 (che posticipa la possibilità di convocare l’assemblea di approvazione del bilancio 2019 al 28 giugno 2020), l’art. 7 del Decreto consente di fatto di valutare le voci del bilancio 2020 con i criteri di normale funzionamento, a condizione che la continuità aziendale sia già presente nel precedente bilancio, ossia quello chiuso al 31 dicembre 2019. 

Si tratta, in buona sostanza, di una norma che consente di operare in continuità aziendale al fine di salvaguardare le imprese che, per effetto dell’impatto negativo sui conti a seguito dell’emergenza sanitaria, rischierebbero di dover applicare ingiustamente i criteri di realizzo nella chiusura dei bilanci 2020.

Le medesime disposizioni si applicano anche ai bilanci chiusi entro il 23 febbraio 2020 e non ancora approvati.

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Disposizioni in materia di concordato preventivo, accordi di ristrutturazione e ricorsi e richieste per la dichiarazione di fallimento (artt. 9-10)

I termini di adempimento previsti nei concordati preventivi e negli accordi di ristrutturazione omologati ed aventi scadenza nel periodo fra il 23 febbraio 2020 e il 31 dicembre 2021, sono prorogati di sei mesi.

Una novità senz’altro degna di nota è l’improcedibilità di ricorsi ed istanze di fallimento depositate nel periodo compreso tra il 9 marzo 2020 ed il 30 giugno 2020.

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 Sospensione dei termini di scadenza dei titoli di credito

I termini di scadenza ricadenti o decorrenti nel periodo dal 9 marzo 2020 al 30 aprile 2020, relativi a vaglia cambiari, cambiali e altri titoli di credito emessi prima della entrata in vigore del presente decreto (9 aprile 2020), e ad ogni altro atto avente efficacia esecutiva a quella stessa data sono sospesi per lo stesso periodo.

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Misure fiscali e contabili

Il D.L. 23/2020 in commento ha apportato anche rilevanti novità o modifiche alla normativa emergenziale precedente in materia di fiscalità e contabilità.

Di seguito, le disposizioni di maggior rilievo.

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Nuovo rinvio dei versamenti: legato a ricavi e compensi conseguiti a marzo ed aprile

Il D.L. 23/2020 prevede un differimento non automatico delle scadenze fiscali di aprile, ma solo al ricorrere delle seguenti condizioni:

  • per le imprese e i professionisti con ricavi o compensi non superiori a 50 milioni di euro nel periodo di imposta precedente a quello in corso alla data di entrata in vigore del decreto (9/04/2020), occorre una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 33% nel mese di marzo 2020rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta;
  • per gli stessi soggetti con ricavi o compensi superiori a 50 milioni di euro nello stesso periodo, occorre una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi di almeno il 50% nel mese di marzo 2020rispetto allo stesso mese del precedente periodo d’imposta.

Medesime disposizioni valgono per le scadenze fiscali di maggio, per le quali la valutazione va fatta confrontando il fatturato ed i corrispettivi conseguiti inaprile 2020 con quelli dell’aprile precedente.

In tali circostanze, sono rinviati al 30 giugno 2020 i versamenti relativi:

  • alle ritenute alla fonte sui redditi di lavoro dipendente e assimilati di cui agli artt. 23 e 24 del DPR 600/73 e alle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che i predetti soggetti hanno operato in qualità di sostituti d’imposta nei mesi di marzo ed aprile (attenzione: è possibile avere diritto alla sospensione anche solo in uno dei due mesi previsti dalla normativa);
  • alle liquidazioni dell’IVA di marzo e di aprile (attenzione: è possibile avere diritto alla sospensione anche solo in uno dei due mesi previsti dalla normativa);
  • ai contributi previdenziali e assistenziali e ai premi INAIL per l’assicurazione obbligatoria, per i mesi di aprile e maggio (attenzione: è possibile avere diritto alla sospensione anche solo in uno dei due mesi previsti dalla normativa);

Resta invece l’obbligo di versare le altre ritenute alla fonte, in particolare quelle operate sui redditi di lavoro autonomo di cui all’art. 25 del DPR 600/73. I versamenti sospesi dovranno essere effettuati, senza applicazione di sanzioni e interessi, in un’unica soluzione entro il 30 giugno 2020 o mediante rateizzazione fino a un massimo di 5 rate mensili di pari importo a decorrere dal medesimo mese di giugno 2020.

E per le c.d. zone rosse?

Particolari regole sono poi previste dal D.L. 23/2020 per imprese e professionisti che hanno il domicilio fiscale, la sede legale o la sede operativa nelle Province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi e Piacenza.

I versamenti delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e assimilati, dei contributi previdenziali e assistenziali e dei premi INAIL, nei mesi di aprile e maggio 2020, sono inoltre sospesi nei confronti degli enti non commerciali, compresi gli enti del Terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, che svolgono attività istituzionale di interesse generale non in regime d’impresa.

Il decreto fa salvi gli effetti dei DL 9/2020 e 18/2020nei quali erano già state previste delle fattispecie di sospensione dei versamenti per alcuni soggetti e per alcune fattispecie. Per comodità di consultazione si riporta di seguito una tabella riepilogativa delle precedenti previsioni che non sono superate dal decreto in questione. In conseguenza di ciò, qualora un soggetto si trovasse a godere della sospensione di alcuni versamenti sulla base delle fattispecie di seguito riepilogate, non dovrà provvedere alla verifica dell’eventuale riduzione del fatturato per godere della sospensione degli stessi.

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Proroga della sospensione delle ritenute sui redditi di lavoro autonomo e sulle provvigioni (art. 19)

Il decreto in commento ripropone la proroga della sospensione delle ritenute sui redditi di lavoro autonomo e sulle provvigioni inerenti rapporti di commissione, di agenzia, di mediazione, di rappresentanza di commercio e di procacciamento d’affari.

In particolare, l’art. 19 del D.L. 23/2020 prevede che i compensi percepiti nel periodo 17 marzo 2020 – 31 maggio 2020, dai soggetti con ricavi o compensi non superiori a 400.000 euro, nel periodo d’imposta precedente a quello in corso al 17 marzo 2020, non siano soggetti a ritenuta d’acconto, a fronte della presentazione di apposita dichiarazione da parte del percettore. 

Non possono beneficiare della disposizione in esame i soggetti che hanno sostenuto nel mese precedente spese per prestazioni di lavoro dipendente. 

Le ritenute dovranno essere versate in un’unica soluzione, entro il 31 luglio, dal percettore (è tuttavia riconosciuta la possibilità di beneficiare del versamento rateale, versando gli importi in 5 rate di pari importo a decorrere dallo stesso mese di maggio).

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Gli acconti 2020 con riferimento ad IRES, IRAP e IRPEF (art. 20)

Come noto, la determinazione dell’acconto dovuto può avvenire alternativamente secondo due modalità: il metodo storico od il metodo previsionale.

Utilizzando il metodo storico, il calcolo dell’acconto è effettuato sulla base dell’imposta dovuta per l’anno precedente, al netto di eventuali detrazioni, crediti d’imposta e ritenute d’acconto risultanti dalla relativa dichiarazione dei redditi.

Con il metodo previsionale, invece, coloro che, per l’anno in corso, presumono di avere un risultato economico inferiore rispetto all’anno precedente possono ricorrere ad un versamento stimato, ossia sulla base dell’imposta presumibilmente dovuta. Tale scelta può comportare la riduzione o il non pagamento dell’acconto, ma, al contempo, espone il contribuente di effettuare i versamenti in acconto in misura inferiore rispetto a quanto realmente dovuto, con conseguente applicazione delle sanzioni sulla differenza non versata.

La misura ordinaria dell’acconto d’imposta, ossia senza considerare la disposizione normativa contenuta nel D.L. 23/2020, basata sul metodo storico è generalmente pari al 100% dell’imposta, con alcune eccezioni normativamente previste.

Qual è in sostanza la novità introdotta dal D.L. 23/2020? 

Il Decreto Liquidità non interviene a modificare la percentuale di acconto determinata secondo il metodo storico, ma modifica soltanto la modalità di determinazione dell’acconto secondo il metodo previsionale.

L’articolo 20 del D.L. 23/2020, infatti, prevede che le disposizioni inerenti le sanzioni e gli interessi per il caso di omesso o di insufficiente versamento degli acconti:

  • dell’Irpef;
  • dell’Ires;
  • dell’Irap

non si applicano se l’importo versato non è inferiore all’80% della somma che risulterebbe dovuta a titolo di acconto sulla base della dichiarazione relativa al periodo d’imposta 2020.

Ciò che emerge dalla lettura della citata disposizione normativa è:

  • un’applicazione limitata sotto il profilo oggettivo;
  • un’applicazione limitata sotto il profilo procedurale.

Partendo da quest’ultimo aspetto, ciò che emerge è un’applicazione logica della riduzione dell’acconto solo in base al metodo previsionale.

Ciò che, invece, non trova un riscontro logico è l’applicazione della riduzione all’80% per le sole imposte: Irpef, Ires ed Irap, lasciando immutato il regime sopra decritto, con la conseguente non modificazione per le altre imposte dirette o forfettarie, quali ad esempio le addizionali, l’imposta sostitutiva per il regime forfettario, l’Ivie e l’Ivafe.

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Rimessione in termini per i versamenti

Il decreto 18 del 2020 (il c.d. Cura Italia) aveva spostato tutti i versamenti scadenti lo scorso 16 marzo al successivo 20 marzo.

Con il D.L. 23/2020, il legislatore ha previsto come tali versamenti dovuti entro il 20 marzo scorso siano da considerarsi tempestivi se effettuati entro il prossimo 16 aprile 2020.

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Termini di consegna e trasmissione telematica della Certificazione Unica 2020

Il termine di consegna agi interessati delle CU 2020 è prorogato al prossimo 30 aprile. 

Per l’anno 2020, inoltre, la sanzione per la tardiva trasmissione delle CU non si applica se le stesse sono trasmesse invia telematica all’Agenzia delle Entrate entro il 30 aprile prossimo.

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Semplificazione per il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche

Il decreto legge collegato alla Legge di Bilancio 2020 aveva inserito nuovi termini (16 giugno e 16 dicembre) per il versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche, nel caso in cui gli importi dovuti fossero inferiori al limite annuo di euro mille.

Il Decreto Liquidità va oggi a sostituire la previsione sopra riportata con la seguente:

Al fine di semplificare e ridurre gli adempimenti dei contribuenti, il pagamento dell’imposta di bollo può essere effettuato, senza applicazione di interessi e sanzioni:

a) per il primo trimestre, nei termini previsti per il versamento dell’imposta relativa al secondo trimestre solare dell’anno di riferimento, qualora l’ammontare dell’imposta da versare per le fatture elettroniche emesse nel primo trimestre solare dell’anno sia inferiore a 250 euro;

b) per il primo e secondo trimestre, nei termini previsti per il versamento dell’imposta relativa al terzo trimestre solare dell’anno di riferimento, qualora l’ammontare dell’imposta da versare per le fatture elettroniche emesse nel primo e secondo trimestre solare dell’anno sia inferiore a 250 euro;

In conseguenza di tale modifica, il versamento dell’imposta di bollo è sempre trimestrale (entro il entro il giorno 20 del mese successivo al trimestre), con le seguenti scadenze:

  • I Trimestre:
    • se importo inferiore a 250 euro à20 luglio o 20 ottobre se I trimestre e II trimestre non superano complessivamente l’importo di 250 euro;
    • altrimenti à20 aprile;
  • II Trimestre
    • se insieme al I trimestre non si supera l’importo di 250 euro à20 ottobre
    • altrimenti à20 luglio;
  • III Trimestre
    • in ogni casoà20 ottobre
  • IV Trimestre
    • in ogni casoà20 gennaio
    •  Modifiche alla disciplina dell’imposizione dei dividendi per le società semplici

Il decreto legge 124 del 2019 era intervenuto per disciplinare il regime impositivo dei dividendi percepiti da una società semplice, prevedendo essenzialmente come i dividendi corrisposti ad una società semplice si intendano percepiti per trasparenza dai rispettivi soci con conseguente applicazione del corrispondente regime fiscale.

Con il decreto 23 del 2020 si sono introdotte alcune modifiche volte a: 

  • ricomprendere nell’ambito di applicazione della disciplina gli utili di fonte estera, con esclusione di quelli provenienti da Stati o territori aventi regimi fiscali privilegiati sui quali continuano ad applicarsi le disposizioni previste dal TUIR; 
  • chiarire le modalità di applicazione della ritenuta e dell’imposta sostitutiva previste per gli utili percepiti dalla società semplice per la quota riferibile a soci persone fisiche della medesima società (equiparandola alla ricezione di dividendi da una società di capitali); 
  • disciplinare il regime fiscale degli utili percepiti dalla società semplice per la quota riferibile ai soci enti non commerciali (concorrono a formare il reddito dell’ente per l’intero ammontare) e ai soci non residenti della società semplice (ritenuta 26%); 
  • disciplinare un regime transitorio per gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2019 la cui distribuzione è deliberata entro il 31 dicembre 2022. A tali utili si applica il regime fiscale previgente alle modifiche apportate dalla legge di bilancio per il 2018.

Il decreto Cura Italia (D.L.18/2020) ha introdotto un credito d’imposta per le spese di sanificazione degli ambienti di lavoro. In particolare, esso prevede quanto segue:

  • È riconosciuto, a favore degli esercenti attività d’impresa, arte o professione, un credito d’imposta pari al 50% delle spese sostenute per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro fino ad un massimo di 20.000 euro.
  • Il credito d’imposta è riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo di 50 milioni di euro per l’anno 2020.

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Credito d’imposta per l’acquisto di dispositivi di protezione nei luoghi di lavoro

Al fine di incentivare l’acquisto di attrezzature volte ad evitare il contagio del virus COVID – 19 nei luoghi di lavoro, il Decreto Liquidità prevede che il medesimo credito d’imposta (secondo le misure ed i limiti sopra ricordati) si applichi anche per le spese sostenute nell’anno 2020 per l’acquisto di dispositivi di protezione individuale e altri dispositivi di sicurezza atti a proteggere i lavoratori dall’esposizione accidentale ad agenti biologici e a garantire la distanza di sicurezza interpersonale.

Si ricorda come per il credito d’imposta previsto dal decreto Cura Italia non sia ancora stato emanato il decreto attuativo (il termine è il 16 aprile prossimo), nello stesso dovranno essere previste anche le disposizioni attuative di quanto previsto dal Decreto Liquidità.

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Divieto di cumulo pensioni e redditi – sospensione dell’erogazione del reddito di ultima istanza (c.d. bonus per i professionisti)

A seguito dell’emanazione del decreto Cura Italia, che prevedeva all’art. 44 l’erogazione ai professionisti iscritti alle Casse di previdenza in possesso dei requisiti reddituali indicati di un “bonus” di 600 euro, le Casse avevano predisposto la trasmissione telematica delle istanze a partire dal 1 aprile.

I professionisti iscritti alle Casse private che nella prima settimana di aprile hanno inviato l’istanza sono stati più di 400.000.

Senonché, con l’art. 34 del D.L. 23/2020, è stato previsto un ulteriore requisito, ovvero quello di essere iscritti a una Cassa “in via esclusiva”.

Nell’incertezza su come procedere ad evadere le domande già inoltrate, alcune Casse hanno già predisposto la possibilità di inviare (sempre telematicamente) un’autodichiarazione integrativa dell’istanza già presentata.

Ad ogni buon conto, si attendono indicazioni operative dal Ministero competente.

La modifica normativa comporterà senz’altro uno slittamento in avanti delle erogazioni del c.d. bonus.

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Misure in materia di giustizia (artt. 36-37)

Il D.L. 23/2020 è intervenuto anche in materia di giustizia. In particolare, la ripresa dell'attività giudiziaria, inizialmente prevista per il 15 aprile è stata posticipata al giorno 12 maggio.

La sospensione della attività giudiziarie, inizialmente prevista sino al 15 aprile, è stata prorogata all’11 maggio 2020. 

Cosa significa? La maggior parte delle udienze sono rinviated’ufficio a data successiva e le altre attività processuali (ad es. deposito di atti, instaurazione di nuovi giudizi..) potranno riprendere solo a partire dal 12 maggio

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Le novità del D.L. 23/2020

  • la predetta proroga della sospensione non si applica ai procedimenti penali in cui i termini ex art. 304 c.p.p. scadono nei sei mesi successivi all’11 maggio.
  • La giustizia amministrativa sono sospesi dal 16 aprile al 3 maggio esclusivamente i termini per la notificazione dei ricorsi. Le udienze innanzi ai TAR potranno riprendere quindi dal 16 aprile;
  • La proroga riguarda anche tutte le funzioni ed attività della Corte dei Conti.

La prorogadei termini sino all’11 maggio riguarda altresì i procedimenti amministrativie l’efficacia degli atti amministrativi in scadenza.

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Altre novità del decreto legge 23/2020

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Termini agevolazione prima casa

Il Decreto 23 del 2020, all’articolo 24, stabilisce per il periodo compreso fra il 23 febbraio e il 31 dicembre 2020 la sospensione dei seguenti termini:

  • quelli previsti per poter fruire dell’imposta di registro agevolata sulla prima casa ai sensi dell’articolo 1 della Tariffa al DPR 131 del 1986;
  • quello previsto dall’articolo 7 della legge 448 del 1998 ai fini del riconoscimento del credito d’imposta per il riacquisto della prima casa qualora si provveda ad effettuare l’acquisto di una nuova prima casa non di lusso entro un anno dalla cessione della precedente.

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Disposizioni in materia di esercizio di poteri speciali nei settori di rilevanza strategica

Le norme approvate, al fine di rafforzare nell’attuale contesto di emergenza epidemiologica la disciplina dei poteri speciali nei settori di rilevanza strategica: 

anticipano, con effetto immediato – e nelle more dell’attuazione del decreto attuativo –  l’ampliamento dell’ambito di intervento oggettivo della disciplina golden power ai settori di rilevanza strategica del Regolamento europeo n. 452/2019, consentendo di sottoporre alla preventiva autorizzazione le operazioni rilevanti relative, tra l’altro, ai settori finanziario, creditizio e assicurativo, alle infrastrutture e tecnologie critiche, tra cui l’energia, i trasporti, l’acqua e la salute, alla sicurezza alimentare, all’accesso a informazioni sensibili, compresi i dati personali, all’intelligenza

  • artificiale, la robotica, i semiconduttori, la cibersicurezza, nonché le nanotecnologie e le biotecnologie;
  • prevedono la possibilità per il Governo di aprire il procedimento d’ufficio, se le imprese non assolvono agli obblighi di notifica previsti;
  • estendono, in via transitoria fino al 31 dicembre 2020, il campo di applicazione della disciplina dei poteri speciali anche ad operazioni intra-europee che richiederanno la preventiva autorizzazione del Governo, nel caso di acquisizione del controllo di asset rientranti nei settori sopra descritti; nel caso di operazioni extra-europee, l’ampliamento, sempre transitorio, riguarderà anche le acquisizioni di partecipazioni superiori al 10% da parte di soggetti non appartenenti all’Unione europeo, se superiori alla soglia di un milione di euro.
  • In materia di trasparenza finanziaria, si sono integrati gli obblighi di trasparenza previsti dall’art. 120 del TUF per consentire alla CONSOB di abbassare transitoriamente le soglie rilevanti per le comunicazioni (portandola al 5%) e ampliare anche il novero delle imprese che ne sono soggette, includendovi le società ad azionariato diffuso.

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Disposizioni in materia di lavoro – estensione cassa integrazione (art. 41) 

Il Decreto Legge in commento ha introdotto anche alcune specificazioni in materia di lavoro.

Le misure relative alla Cassa integrazione ordinaria ed in derogaprevista dal decreto del 17 marzo si applicano ancheai lavoratori assunti dal 24 febbraio 2020 al 17 marzo 2020.

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Assistenza fiscale a distanza

Il D.L. 23/2020 consente che i CAF e i professionisti abilitati possano gestire “a distanza” l’attività di assistenza fiscale o di assistenza per la predisposizione del 730 con modalità telematiche, acquisendo la delega sottoscritta dal contribuente con le medesime modalità telematiche.

Inoltre, viene previsto che, in caso di necessità determinata, ad esempio, dall’indisponibilità di strumenti quali stampanti o scanner, il contribuente possa inviare una delega non sottoscritta, ma suffragata da una propria autorizzazione. Essa può essere resa, ad esempio, con strumenti informatici quali video o un messaggio di posta elettronica accompagnata da una foto.

Tali modalità sono consentite anche per la presentazione in via telematica di dichiarazioni, modelli e domande di accesso o fruizione di prestazioni all’INPS.

decreto Coronavirus

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